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Venezia 68

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due | Killer Joe
(William Friedkin, 2011)

Pisciare sulla morale. Questo fa Friedkin in questo film. E che bene che fa. E che bello che è questo film!

uno | Killer Joe
(William Friedkin, 2011)

Matthew McConaughey è il poliziotto-killer Joe di Friedkin. Un filmone, ve lo dico subito, un noir come il signore vostro comanda. Roba che d’ora in avanti vi verrà duro solo a passare davanti a KFC, oppure non è da escludere che non vogliate più mangiare coscette di pollo impanate.

Tutti i nostri desideri
(Toutes nos envies, Philippe Lioret, 2011)

«Questo film – come ha dichiarato il regista, Philippe Lioret – mostra degli individui che si uniscono contro l’assurdità del mondo e che, nell’urgenza, fanno muovere le cose».

Pollo alle prugne
(Poulet aux prunes, Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, 2011)

Un violinista che non riesce più a suonare e decide di morire; una moglie mai amata veramente; una bellissima donna dal passato e una storia d’amore infelice. Tutto sullo sfondo di una Teheran degli anni Cinquanta descritta tra animazione e realtà: sono questi gli ingredienti di (un) poulet aux prunes.

A Simple Life
(Tao Jie, Ann Hui, 2011)

A Simple Life oltre a essere il titolo del film e a rappresentare il modo in cui Tao ha sempre vissuto la sua vita, pare pure essere un invito a chi sta guardando: non necessariamente a vivere una vita al servizio degli altri ma a osservare il mondo in modo più chiaro e meno disincantato.

Shame
(Steve McQueen, 2011)

Con un nome così, Steve McQueen avrebbe potuto fare di tutto nella vita. Fossi stato in lui, avrei fatto il maratoneta.

La Talpa
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, Thomas Alfredson, 2011)

Alfredson evita volutamente ogni spettacolarizzazione, cerca un clima dimesso e consunto andando a trasformare in sensazioni visive quelle di appartenenza ad altre sfere sensoriali. Sigarette, cappotti, passi felpati: la regia si concede numerosi dettagli e distrazioni, come in uno sfoggio di grandezza mai ostentata, bensì lasciata implodere.

Scialla!
(Francesco Bruni, 2011)

Scialla è una commedia, una pellicola giovanilistica, che vede per protagonisti un figlio quindicenne e un padre che scopre all’improvviso di esserlo. Un film dove gli adolescenti non sono dei drogati e malviventi irrecuperabili, ma nemmeno dei cretini in Moccia-style.

due | L’arrivo di Wang
(Manetti Bros. 2011)

Il film dei Manetti – discorsi di genere e problemi di budget a parte – ha qualcosa di interessante e qualcosa di terribile.

Io sono lì
(Andea Segre, 2011)

Uno spunto vibrato di poesia sincera e inattesa, un racconto di acqua che porta con se storie che sono di tutti, e uniche.

Il villaggio di cartone
(Ermanno Olmi, 2011)

Un pezzo in otto parti in cui si parla di solitudine, tipologia della provincia, allegorie morali e costumi à la Benetton.

Cavalli
(Michele Rho, 2011)

Un bell’esempio di cinema del reale con una fotografia strepitosa, rovinato da una sceneggiatura inadeguata, dialoghi mediocri, e attori meno che mediocri. Peccato

A Dangerous Method
(David Cronenberg, 2011)

Il rapporto Freud-Jung secondo David Cronenberg

Quando la notte
(Cristina Comencini, 2011)

Il film di Cristina Comencini ha strappato risate in sala. Peccato fosse un dramma.

Immagini dall’inferno del reale.
Il Faust di Sokurov tra materia e sublime

Il Faust di Sokurov è un’ottima cagata pazzesca.

Himizu
(Sion Sono, 2011)

SUMIDAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

uno | L’arrivo di Wang
(Manetti Bros, 2011)

Il film dei Manetti ha la struttura tipica del film di genere fantascientifico: un unico lungo interrogatorio che vede coinvolta una traduttrice dall’italiano al cinese che deve mettere in comunicazione Ennio Fantastichini con il tentacolare Mr. Wang.

Terraferma
(Emanuele Crialese, 2011)

Crialese è sicuramente uno dei più interessanti registi del cinema italiano se consideriamo la capacità di creare immagini. Il problema è che questa sua capacità si sta atrofizzando in un’unica grande immagine – stupenda e dannatamente pericolosa – che rischia di appiattire tutto il resto.

L’ultimo terrestre
(Gian Alfonso Pacinotti, 2011)

Uno sconfinato hinterland post-berlusconiano che sfuma senza soluzione di continuità nella campagna, scenario di uno sbarco alieno in un tristemente probabile futuro nostrano. Opera prima cinematografica di uno dei più interessanti fumettisti italiani contemporanei.

due | Contagion
(Steven Soderbergh, 2011)

La rete travolge tutti, non c’è frontiera geopolitica che tenga: e, soprattutto, non ci sono strade né percorsi segnati. La pandemia è metafora di una globalizzazione opaca e selvaggia, in cui l’impossibilità di rintracciare traduce l’assenza di responsabilità.

uno | Contagion
(Steven Soderbergh, 2011)

Soderbergh | Contagion

L’Ammiraglio Togo è stato richiamato all’armi. E’ lui l’uomo giusto per affrontare Contagion, il bio-thriller di Soderbergh presentato a Venezia.

Ruggine
(Daniele Gaglianone, 2011)

In una provincia del nord Italia della fine degli anni settanta le case popolari sono dei palazzoni che spuntano in mezzo ad una campagna post industriale, sterile e costellata di detriti e spazzatura. I ragazzini fanno gruppo mentre un’inquietante minaccia si aggira in questo scenario desolato e desolante.

Cose dell’altro mondo
(Francesco Patierno, 2011)

L’idea intendiamoci sarebbe pure molto carina, un po’ troppo qualunquista e da discorso da bar, ma comunque sarebbe un’idea simpatica. Il problema è che si limita ad essere tale e non viene sviluppata. Forse perché, come un po’ tutte le chiacchiere da bar, si limita ad essere detta e a non produrre alcun tipo di seguito.

Summer Games
(Rolando Colla, 2011)

Storie di famiglia, ambientate d’estate, bambini che giocano e crescono e crisi sentimentali. Niente di nuovo. Tutto noiosamente già visto.

Warriors of the Rainbow: Seediq Bale
(Saideke Balai, Wei Te-Sheng, 2011)

Se fosse stato un film maggiormente incentrato sugli aspetti antropologici, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se fosse stato un film più corto, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se fosse stato un film meno pacchiano, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se i personaggi non fossero stati delle macchiette fastidiose, forse, non sarebbe stato un brutto film. Purtroppo ci sono un po’ troppi se e ma in questa mia premessa.

¡Vivan las Antipodas!
(Victor Kossakovsky, 2011)

Vi è mai capitato di chiedervi chissà cosa succede dall’altra parte del mondo? Questo film in un certo senso risponde a questa domanda mostrando quattro coppie di luoghi posizionati l’uno agli antipodi dell’altro

Le Idi di Marzo
(The Ides of March, George Clooney, 2011)

Quest’anno Venezia ha scelto come suo film di apertura la quarta pellicola dell’attore, regista, Martini passato a Nescafé man e gossip vivente, George Clooney. Un film commerciale, molto americano ma comunque di un certo spessore sia narrativo e tematico sia attoriale e registico.