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Sushi | Columns

Grimm e Once Upon a Time
Il nuovo filone delle fiabe americane

È oramai abbastanza evidente che nella collezione autunno-inverno 2012 le fiabe siano il trend di punta. Tant’è che in America, il giorno di Halloween, hanno avuto il via due serie che hanno come base narrativa i fratelli Grimm e le loro storie.

Once Upon a Time | Tremotino, ovvero: quando un cattivo ha più stile dei buoni

Once Upon a Time | Tremotino, ovvero: quando un cattivo ha più stile dei buoni

Da una parte abbiamo Once Upon a Time, prodotta da ABC, che vede tra i suoi creatori alcuni membri di quel team delle meraviglie che aveva creato il mondo di Lost. A me di quello che accadeva su quella maledetta isola non è mai fregato niente, mentre in questa serie trovo maggiori attrattive. Fondamentalmente la storia è quella di un paese, Storybrooks (potenzialmente vicino Boston), dove il tempo è stato fermato. Il paese è popolato dai vari personaggi del canone fiabesco, la cui memoria è stata azzerata per mano della crudele Regina di Biancaneve, che ottiene così la sua vendetta nonché la scomparsa definitiva degli happy ending. Un bambino però capisce tutto, e scopre anche che solo la figlia di Biancaneve potrà riuscire a spezzare l’incantesimo: quest’ultima però non si ricorda nulla, e tantomeno è disposta a credere ai vaneggiamenti del piccolo (che poi è suo figlio, dato via in adozione e adottato proprio dalla Regina cattiva, che nel mondo reale si chiama – non mi dire – Regina).

La forza di questa serie sta fondamentalmente nei personaggi, in particolar modo nel fascino del cattivo e ambiguo Tremotino (interpretato da Robert Carlyle). In ogni puntata si scoprono nuove parti della storia, si svelano intrighi e – attraverso flash back ambientati nel mondo delle fiabe – si rivela il passato fatato dei vari personaggi. Molti sono i rimaneggiamenti sulle storie dei Grimm, ma queste scelte mi sembrano tendenzialmente azzeccate, e funzionali al procedere della narrazione generale.

Dall’altra abbiamo Grimm, che, putroppo per i suoi creatori, non ha minimamente la stoffa per poter arrivare ai livelli di Once Upon a Time. Fondamentalmente ci troviamo davanti all’ennesimo poliziesco, solo che il protagonista ha la capacità di vedere il vero volto delle persone (o di quelle che crediamo tali) e capire che in realtà non sono altro che mostri. La cosa capita perché lui è uno degli ultimi Grimm, individui la cui esistenza è guarda caso votata a uccidere gli uomini/mostri che vivono tra noi. Rispetto a Once Upon a Time la storia è molto più semplice e lineare, i personaggi piatti e gli effetti digitali davvero posticci, motivo per cui la serie (per quando idealmente in competizione) non è assolutamente in grado di competere con il prodotto della ABC.

Se a queste due serie aggiungiamo i due film su Biancaneve che usciranno tra non molto, è evidente come il mondo delle favole occupi una notevole fetta di interesse nelle produzioni americane contemporanee. Quello che mi pare sia più interessante della trama e della qualità estetica di questi prodotti risiede proprio nell’utilizzo diffuso di questi ipotesti fiabeschi. Per quanto in entrambi questi prodotti seriali ci siano dei poteri malvagi forti che tentano di manipolare e sopprimere il bene dal mondo, allo stesso tempo la natura stessa della favola permette di continuare a sperare in un futuro migliore. Nelle fiabe, così come in queste serie, il cattivo di turno è ben definito, ben identificabile, e incarna una chiara posizione di potere. Sembra impossibile riuscire a sconfiggerlo, ma trattandosi di mondi fiabeschi l’happy ending è inevitabile, con buona pace della Regina. Permane insomma una costante sensazione di speranza in sottofondo: a ogni malefatta di Regina scopriamo che, in un modo o nell’altro, la possibilità che le sue vittime possano tornare a essere felici esiste.

La bionda buona, il bimbo e la Regina

Once Upon a Time | La bionda buona, il bimbo e la Regina

Come a dire: il mondo fa schifo, ma è molto chiaro dove stia il male, e comunque possiamo sempre sperare in un futuro migliore (anche perché peggio di così non può andare). E in un periodo storico come il nostro, dove i poteri forti della finanza internazionale hanno portato alla distruzione del sistema economico, e alla conseguente perdita di sicurezza, la speranza che le cose cambino per il meglio rappresenta una prospettiva di facile presa.

Resta da sottolineare che, comunque sia, il cambiamento ha come veicolo le azioni di una donna. Abbandonando il caso di Grimm e concentrandoci maggiormente su Once Upon a Time e sui due film su Biancaneve, abbiamo una evidente predominanza di eroine femminili. Nella serie la figlia di Biancaneve, Emma, è una donna forte che diventa sceriffo di Storybrooks, e la madre, prima di incontrare i sette nani, si ritrova di mestiere a fare la ladra: una professione in virtù della quale la signora è perfettamente capace di combattere, spada in pugno, contro il Principe Azzurro. Quanto ai due film, abbiamo da una parte una Biancaneve capo di un gruppo di fuorilegge, mentre l’altro titolo (quello con la cagnissimissima Kirsten Stuart) la vede addirittura indossare un’armatura. Insomma, leggetela come volete, ma sembra proprio che i vari Prince Charming del reame debbano mettersi a fare a maglia, perché questa volta tocca alle donne salvare il mondo.

Discussion

One comment for “Grimm e Once Upon a Time
Il nuovo filone delle fiabe americane”

  1. Se posso…
    Robert Carlyle è semplicemente fenomenale, con questo personaggio che inizialmente è molto diverso tra fiaba e “realtà” (e quindi è come se recitasse due volte), ma che si sta pian piano avvicinando…

    E poi Biancaneve che diventa l’amante del Principe azzurro… geniale!

    Posted by Scricciolo | February 21, 2012, 3:15 pm

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