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the cat came back | Penny Dreadful
Londra, gotico, vampiri e… Eva Green

Cosa si ottiene mischiando i classici del terrore inglese all’atmosfera cupa e grigia della Londra vittoriana di metà Ottocento e aggiungendo un pizzico di Eva Green? La risposta è Penny Dreadful, la nuova serie horror andata in onda su Showtime fra maggio e giugno a firma di John Logan, che ricordiamo come sceneggiatore de L’ultimo samurai, Skyfall, ma soprattutto di un capolavoro di Tim Burton molto vicino alla serie per tematiche e atmosfera: Sweeney Todd.

La trama è piuttosto semplice e lineare. Sir Malcolm Murray (Timothy Dalton), un arcigno ed esperto esploratore dell’Africa (quando “esplorare” per gli europei significava colonizzare e spadroneggiare sulle popolazioni indigene), è alla disperata ricerca della figlia Mina (Olivia Llewellyn), rapita da una oscura entità. Al suo fianco ha Vanessa Ives (Eva Green), amica d’infanzia di Mina, che dietro i gelidi ed enigmatici occhi cova un terribile segreto, e Sembene (Danny Sapani), il suo assistente africano dal volto sfigurato che sicuramente ha un passato tutt’altro che felice. All’inizio della serie il trio recluta Ethan Chandler (Josh Hartnett), uno sbandato proveniente dall’America apparentemente spavaldo e sicuro di sé, e Victor Frankenstein (Harry Treadaway). Sì, proprio lui, il personaggio di Mary Shelley, che in Penny Dreadful entra nei panni di un giovane consumato dal sogno di scoprire il segreto della creazione della vita e tormentato dalla sua prima creatura, Caliban (Rory Kinnear), che chiama vendetta per un torto commesso dal suo giovane “padre”. All’angolo, l’eternamente giovane Dorian Gray (Reeve Carney), tanto affascinante quanto oscuro, stuzzica continuamente i segreti, le passioni e gli appetiti dei nostri “eroi”, lasciando volutamente ambiguo il suo schieramento e tormentando gli spettatori con il mistero di ciò che si cela nel suo famoso ritratto.

Nessuno insomma è ciò che appare. Dietro la coltre ora sprezzante, ora austera, ora burbera, ora affascinante, si cela un abisso di segreti che affondano in storie passate tutte da scoprire (e la prima stagione farà luce solo su quella di un personaggio).

La vita di questi protagonisti e della maggior parte degli altri personaggi con cui entreranno a contatto è sconvolta dalla scoperta dell’esistenza del Demimonde, “un mondo a metà fra ciò che sappiamo e ciò che temiamo” nelle parole di Vanessa.

Come abbiamo visto, popolando questo Demimonde, la serie fa continuamente l’occhiolino ai classici del gotico inglese, rispolverando anche Jack lo Squartatore, i licantropi e (non potrebbero mancare!) i vampiri; su questi ultimi è inatteso il legame con il Libro dei Morti dell’antico Egitto anziché con il più classico e noto Conte della Transilvania, al quale però viene fatto un omaggio con Mina, il cui promesso sposo era niente poco di meno che un tale di nome Jonathan Harker, e con Van Helsing, mentore del giovane Frankenstein. Ricollegare il vampirismo all’antico Egitto e al suo affascinante culto dei defunti è un tocco di originalità per un classico stra-utilizzato e abusato, che sul piano seriale mostra tutti i suoi limiti, riuscendo a sopravvivere solo se trasformato in “supernatural drama” (Vampire Diaries e True Blood), mentre rivisitazioni stantie (e goffe) dell’originale di Bram Stoker, tipo Dracula con Jonathan Rhys Meyers, sembrano condannate ad una rapida morte.

Da bocciare invece il tête-à-tête con Lucifero – Satana, sì – e un malcapitato personaggio (non riveliamo chi) nell’episodio 7. Una serie ben congeniata come Penny Dreadful poteva veramente evitare una caduta di stile del genere, e ora l’unica speranza è che si trattasse solamente di un’allucinazione (di Vanessa o… degli autori?!) oppure di un altro personaggio secondario, presentato in un episodio, omonimo del più famoso angelo degli inferi. Il finale della prima stagione è soddisfacente ma forse troppo timido, invoglia alla seconda stagione ma senza cliffhanger di grosso calibro.

L’andamento è fluido e accattivante, carico di mistero, suspance e colpi di scena, nonché brividi e qualche salto sulla sedia, ma il vero punto di forza della serie è l’ambientazione. L’atmosfera volutamente grigia e deprimente di Londra dà l’idea che i protagonisti siano costretti a vivere nel cupo mondo dei loro peccati reconditi (lo dice la stessa Vanessa in una battuta). Effettivamente non potrebbe esserci scenario migliore della Londra ottocentesca, soffocata dai fumi della rivoluzione industriale e caratterizzata da un sottobosco di criminalità, violenza e degrado, cui la nobiltà e l’alta borghesia voltano le spalle o guardano con fascino morboso.

L’intero cast è di tutto rispetto, ma su tutti svetta la straordinaria recitazione di Eva Green, di un’intensità e un’emozione uniche. Fantastica e addirittura “poetica” la scena di sesso fra Vanessa e Dorian e il suo finale del tutto inaspettato.

La serie potrebbe migliorare se la stessa cura dedicata alla costruzione dell’ambiente (il gioco di luci e ombre, l’atmosfera cupa curata nei minimi particolari, i classici del terrore e le loro interazioni) venisse profusa anche in una maggiore articolazione della trama. Anche perché probabilmente la seconda stagione introdurrà nuovi personaggi chiave. La letteratura inglese del resto offre una miriade di spunti per altre creature soprannaturali che potrebbero infestare Londra: dal Dr. Jekyll, richiesto un po’ da tutti i fan, a qualche episodio tratto dai racconti di Edgar Allan Poe, senza escludere lo stesso Sherlock Holmes.

Discussion

One comment for “the cat came back | Penny Dreadful
Londra, gotico, vampiri e… Eva Green”

  1. Non so bene se sono del tutto attratta da questo grande calderone di personaggi… mi richiama alla mente quel brutto film che era La leggenda degli uomini straordinari e non è un ricordo picevole!

    Posted by Marnie | July 21, 2014, 12:07 pm

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