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Sushi | Film

The Five-Year Engagement
(Nicholas Stoller, 2012)

Ho passato giorni chiedendomi se The Five-Year Engagement potesse considerarsi una nuova, brillante frontiera della commedia all’americana o un semplice susseguirsi di scene comiche (per la prima mezz’ora circa) concepite secondo il caro vecchio modello CDC, e tuttora non si può dire che io sia giunta a una conclusione non schizofrenica. Partiamo dall’esposizione dei fatti nudi e crudi: Violet (Emily Blunt) riceve la sera di Capodanno una proposta di matrimonio dal fidanzato Tom (Jason Segel), ed è tutta urletti gioiosi, anelli equo-solidali, chiamate su Skype ai nonni inglesi. Almeno all’inizio. Oggettivamente: uno che alla mattina ti prepara un toast con uova in camicia e grattugiatina di tartufo nero, io me lo sposerei anche domani, e gli farei pure preparare il pranzo di nozze, ma dopo la cena di fidanzamento e i discorsi imbarazzanti di parenti e amici una serie di sfortunati eventi sembra mettersi d’impegno per posticipare la data del Sì. In particolare, l’innamorata coppietta si ritrova a vivere in Michigan, dove Violet ha ottenuto un dottorato in Psicologia. Non sono molto informata sulla geografia degli Stati Uniti, ma ho visto abbastanza film per capire che la civiltà si è fermata entro i confini della California, mentre spostandosi verso est praticamente si vive ancora di caccia e pesca, e uno chef simil-stellato riesce a trovare posto solo in una paninoteca gestita da un maniaco di sottaceti, quando il suo sogno era cucinare vongole su vongole. Che poi, io le vongole manco a San Francisco le mangerei.

I due piccioncini quindi sono messi a dura prova dal classico dilemma che affligge le coppie dai tempi delle suffragette in poi: quando è lei a fare il lavoro dei sogni e a condizionare il ménage famigliare con le sue necessità, dove si va a finire? In particolare: quando il suo professore di riferimento è Rhys Ifans (ma ve n’eravate accorti? Oh, io non lo riconosco MAI), cosa potrà succedere? Jason Segel, che è anche sceneggiatore insieme a Stoller, la tira avanti per due ore e passa, una durata  a mio parere eccessiva che ha finito per appesantire un film partito invece in maniera brillante, con un’infilzata di gag  di quelle che ti chiedi se si riuscirà a mantenere il ritmo senza ritrovarsi con una commedia demenziale. Diciamo che molte delle scene WTF presenti si sarebbero incastrate a meraviglia in una sit-com da una ventina di minuti, e l’effetto è quello di essersi trovati davanti a una puntata speciale che dura sei volte di più, che finisce per lasciare in fondo, quando lo spettatore inizia a sentirsi un po’ provato, la parte-mattone. Il che è un peccato, perché Jason Segel, conosciuto dal grande pubblico come Marshall di How I Met Your Mother, è un attore che ha dimostrato di poter uscire da ruoli di spalla sempre mantenendo la sua verve comica – e la sua aria da GGG -, mentre Emily Blunt ha il nostro amore da quella volta che strillò in faccia ad Anne Hathaway “Tu mangi carboidrati”.

Compromesso dalla durata e da una perdita di ritmo che si è malamente cercata di recuperare (Violet e Suzie che parlano come Elmo e Cookie erano carine i primi dieci secondi, andare avanti per due minuti era già troppo), The Five-Year Engagement parte da un’idea tuttavia non malvagia e alquanto attuale, considerate le reali difficoltà economiche e lavorative che i giovani incontrano oggigiorno durante fidanzamenti sempre più lunghi. Peccato finisca poi per impantanarsi. Questo non toglie che Segel sia da tenere d’occhio come nuovo mattatore della commedia americana, superando l’osannato Neil Patrick Harris che dopo HIMYM è andato ad arenarsi nel mondo dei Puffi. Letteralmente.

Un ultimo consiglio: questo film va guardato in lingua originale. Voglio dire, abbiamo un Lui americano, una Lei inglese e un Altro gallese; cosa volete di più per la gioia delle orecchie?

 

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(Nicholas Stoller, 2012)”

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