// you’re reading...


Featured

29° Torino Film Festival
Torino, 25 novembre – 3 dicembre 2011

à rebours

Ora voi penserete che sia suggestionabile, fors’anche un po’ sentimentale, ma vi confesso che mi fa una certa impressione, di questi tempi, sedermi e scrivere di Torino. Da un lato c’è la città del nostro immaginario, quella delle gite al Museo del Cinema con Zampa e altri amici che il tempo ha disperso, quella delle scene di Dopo mezzanotte ripetute a memoria, quella di A. e delle sue alchimie tra whiskey e cioccolato. Dall’altro c’è l’immagine mentale della città che costruisco in questi giorni, ascoltando la radio. La Torino del pogrom razziale e dell’arroganza padronale, l’immagine di un Paese ansioso e confuso. In mezzo a tutto questo, capita che a Torino si faccia ancora uno dei festival di cinema più importanti in Italia. La ventinovesima edizione del Torino Film Festival vanta – numeri alla mano – una partecipazione importante (69.000 ingressi), incassi in aumento, nonché una cornucopia di nomi e di film che parrebbe lasciare intendere tutta la volontà di conquistarsi un ruolo di primo piano nel panorama culturale italiano.

Dico parrebbe perché io, a Torino, quest’anno non ci sono andato. Leggo e apprendo che c’è stata una retrospettiva dedicata a Sion Sono, una mostra ad Altman, un premio speciale ad Aki Kaurismäki seguito poi dal premio come miglior film in concorso a Á annan veg dell’islandese Hafsteinn Gunnar Sigurdsson, che di Kaurismäki sarebbe – almeno stilisticamente – l’erede. Tutte cose che fanno molto piacere, ma sulle quali non mi pare il caso di intrattenervi, considerato che – dopo tutto – i materiali stampa sono accessibili a tutti e che a tirare le somme a distanza siete buoni voi quanto lo sono io. Complimenti a Gianni Amelio e Emanuela Martini per la buona riuscita della manifestazione, e se volete saperne di più sui film in concorso, da qualche parte in questa pagina trovate i collegamenti a tutte le recensioni di chi in sala a Torino c’è andato davvero.

Piuttosto, ecco, a rischio di suonare pedante vorrei spendere qualche altra parola su quei fatti di cronaca a cui accennavo poco sopra. Torino, Firenze, ma anche – andando un poco indietro con la memoria – Rosarno, e poi gli innumerevoli casi di violenza scontata che costellano le terze pagine delle cronache cittadine: c’è in tutte queste distinte manifestazioni di non-civiltà il senso di una distanza che cresce, di un vuoto che si apre e si estende nell’ordito del tessuto sociale. Lo stesso vuoto, la stessa ignoranza dell’Altro mi sembra emergere così evidente in alcuni risvolti recenti della dialettica tra capitale e lavoro. Come a dire insomma che la protervia antioperaia di Marchionne e Moretti e l’eccitazione antisindacale di alcuni segmenti del mondo confidustriale e politico sono dialetti della stessa lingua, voci di una coscienza collettiva i cui segni hanno ormai perso qualsivoglia funzione di discorso sociale. Tutto quello che riescono ad articolare sono sfoghi identitari, affermazioni di sè variamente rabbiose, più o meno impaurite e sostanzialmente vane.

Scriveva qualche anno fa Jean-Luc Nancy nel suo Être singulier pluriel che le strutture di senso della comunità precedono quelle del soggetto individuale. Come dire che volere o volare prima di essere qualcuno siamo sempre con qualcuno (altro), e che ogni analisi sociale da questo punto fermo dovrebbe partire. Ora, discorrevo pochi giorni fa con un’amica, che al contrario di me di tutto questo si intende davvero. Secondo lei, mi diceva, anche le forme più violente di intolleranza – gli scontri di classe, l’odio razziale – dovrebbero leggersi come l’esito di un vuoto, di un’assenza di linguaggio tra noi e questo Altro al quale la condizione umana bene o male ci lega. Il cinema, aggiungeva lei, in tutto questo gioca un ruolo, perché se è vero che secoli di pensiero occidentale fondato sul logos non sono riusciti a liberarci dell’odiosa tirannia del soggetto, è vero anche che per quanto riguarda il pensiero fondato sulle immagini, be’, le cose sono (o potrebbero essere) un po’ diverse.

A Torino succedono cose, e alcune di queste cose ci piacciono poco, molto poco e molto meno del whiskey col cioccolato. Che a Torino si creda ancora nel cinema però ci fa un po’ piacere, perché – nella nostra ingenuità – ci piace pensare che si scriva cinema, ma si legga speranza.

— appunti critici

  • Mientras Duermes
    (Jaume Balagueró, 2011)
    @Marnie, 31-07-2012
    Per una volta che mi metto il fegato in spalla e decido di vedere il film di Balagueró finisce che avrei fatto meglio a spararmi un paio di spriz mattutini. Almeno si svagava un po', il fegato. Perché per il resto Mientras Duermes fa tutt'altro che paura.

  • La guerre est déclarée
    (Valérie Donzelli, 2011)
    @Max, 15-06-2012
    Il film di Donzelli non può che essere considerato un grande atto d’amore e di testimonianza, un gesto di condivisione che va al di là della semplice esperienza cinematografica, al di là del cinema e dello “spettacolo”. E come tale va giudicato, nel bene e nel male.

  • Attack the Block
    (Joe Cornish, 2011)
    @Il Cattivo, 30-05-2012
    Potrebbe facilmente diventare un cult e uno dei miei geekfilm preferiti. Parola di Cattivo.

  • 17 ragazze
    (17 filles, Mauriel e Delphine Coulin, 2011)
    @Marnie, 05-03-2012
    Più che a una rivendicazione femminile e femminista siamo di fronte a un film sull'inquietudine, l'irruenza e la voglia di sovversione tipica di ogni adolescente, maschio o femmina che sia.

  • @Il Cattivo, 02-03-2012
    Joseph Gordon Levitt in 50-50 si taglia la zazzera metallara dell'Hesher che lo ha visto recentemente al cinema e fa di necessità virtù, interpretando un giovane ragazzo a cui pur non bevendo, fumando e facendo la raccolta differenziata viene diagnosticata una grave forma di tumore spinale.

  • Pater
    (Alain Cavalier, 2011)
    @Max, 21-02-2012
    Attraverso il gioco – la recita dichiarata, potremmo dire – Cavalier si lancia con un’incoscienza stupefacente nel buio del paradosso, recuperando, al termine del viaggio, la chiave dei conflitti politici contemporanei, e proponendola quindi allo spettatore sotto le mentite spoglie di una chiacchierata disimpegnata davanti ad un bicchiere di vino.

  • The Descendants
    (Alexander Payne, 2011)
    @Max, 18-02-2012
    Da qualche anno a questa parte, i registi della nuova Hollywood sembrano provare un piacere perverso nell’abbattere ad accettate l’immagine da seduttore mondano di George Clooney. Primi furono i fratelli Coen, poi è stato il turno di Reitman jr. – Jason, all’anagrafe. Buon ultimo è arrivato Alexander Payne, ma con il carico da novanta: nel suo atteso The Descendants, l’ex Batman viene promosso – per anzianità e meriti sul campo, si immagina – allo status di cornuto triste.

  • 388 Arletta Avenue
    (Randall Cole, 2011)
    @Marnie, 17-12-2011
    La storia è di una banalità sconcertante: una coppia con qualche dissapore viene scelta dal maniaco di turno e perseguitata, la donna scompare, la colpa viene data al marito, il gatto perde (letteralmente) la testa, alla fine tutti muoiono e il pazzo può scegliere un'altra famiglia/indirizzo da perseguitare.

  • Sic Fiat Italia
    (Daniele Segre, 2011)
    @Marnie, 14-12-2011
    C’è poco da fare Daniele Segre è uno che i documentari li sa girare. E ci mancherebbe altro, dato che fa quello nella vita.

  • Twixt
    (Francis Ford Coppola, 2011)
    @Max, 11-12-2011
    Periodo di esordi questo su Sushiettibili. Max ci dice la sua sul ritorno di Francis Ford Coppola: un pasticcio d'autore presentato fuori concorso al Torino Film Festival.

  • Le Vendeur
    (Sébastien Pilote, 2011)
    @Marnie, 10-12-2011
    Uscendo di sala assieme a Manute ci siamo guardati e abbiamo scosso la testa e sbadigliato in sincrono. Con quei gesti ci eravamo già capiti. A Le Vendeur i Sushiettibili dicono “no, la tua auto non la compriamo”.

  • Midnight in Paris
    (Woody Allen, 2011)
    @CCPU, 02-12-2011
    CCPU si misura con l'ultima creazione dell'immarcescibile Allen: un film al quale, dopo i 'dai basta' del caso e i tweed inossidabili di Wilson, rimane Parigi.

  • Mosse vincenti
    (Win Win, Thomas McCarthy, 2011)
    @Il Cattivo, 26-11-2011
    Win-Win è una commedia scritta e diretta da Thomas McCarthy che guarda alla natura dell’uomo con tenerezza e sincerità, senza cadere nello sdolcinato più becero né ripiegando su un cinismo esasperato

  • L'arte di vincere
    (Moneyball, Bennet Miller, 2011)
    @Il Cattivo, 26-11-2011
    E quindi alla fine ti rendi conto che questo è il film sul baseball perfetto, anche per persone che del baseball se ne fregano o che con il baseball non hanno mai avuto a che fare.

  • @Folquet, 31-05-2011
    Milano, Napoli, 30 Maggio 2011 | buongiorno, buonafortuna (a tutti).

immagine: Piazza Carignano, Torino, ca. 1910. Da Calendari Piemontèis, Ed. Il Punto Piemonte in Bancarella, riprodotta in Lachello B., Me Piemont da Turin al Monfrà, presso mepiemont.net.

Discussion

One comment for “29° Torino Film Festival
Torino, 25 novembre – 3 dicembre 2011”

  1. perché – nella nostra ingenuità – ci piace pensare che si scriva cinema, ma si legga speranza.

    cazzo vez, vuoi farmi piangerone solo perchè è Natale?

    Posted by Il Cattivo | December 25, 2011, 11:38 am

Post a comment