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Anima²

Anima² | Un mostro a Parigi
(Un monstre à Paris, Bibo Bergeron, 2011)

Durante i primi dieci minuti di questo film si ha la sgradevole e persistente sensazione di assistere a qualcosa di già visto. Parigi d’inizio Novecento, un proiezionista sogna di essere uno dei protagonisti di un film muto e salvare la sua bella da un coccodrillodragoso. Poi un altro strano individuo (inventore di marchingegni che funzionano poco, e con fattezze che ricordano un po’ Rupert Everett) irrompe sulla scena per consegnare l’ultima pellicola di Méliès. Vengono in mente almeno tre o quattro titoli recenti, e a quel punto si inizia a temere di trovarsi di fronte a una versione francese (e pertanto vagamente più intellettuale) di un film Dreamworks. Il che, per capirci, non è una bella cosa.

Poi passano i minuti e tutto cambia, il cinema non è più il nodo focale della storia e lo spettatore prevenuto capisce che forse le sue precedenti paure non si stanno per avverare. E intendiamoci: il forse è d’obbligo. Insomma succede che i due personaggi di cui sopra (il proiezionista e l’amico inventore strampalato) fanno del casino con le pozioni di uno scienziato e trasformano una piccola pulce in un essere alto due metri e capace di cantare come un usignolo, che scappa e si inoltra per le vie di Parigi.

E in questo trionfo di WTF entra in scena Vanessa Paradis (che gli animatori han voluto omaggiare regalando al personaggio animato una fossetta tra i denti anteriori, esteticamente bella quanto quella della attrice che la dà la voce). Per inciso, la doppiatrice italiana andrebbe portata su un isola deserta, imbavagliata e legata a un albero con catene pesantissime per impedirle di doppiare qualunque altra cosa (anche la pubblicità della crema per le emorroidi) nella sua vita. Fine inciso. Ecco insomma la Paradis è una cantante di Montmartre che capisce la bontà dell’insettone canterino e cerca di proteggerlo da quelli che vorrebbero ucciderlo (i quali poi altro non sono che il Prefetto di Parigi, suo spasimante, e la sua cricca).

Un mostro a Parigi, è una storiellina facile facile per bimbi, che però evidentemente aspira a qualcosa di più. Abbiamo chiari rimandi intertestuali che ricordano, da una parte, i titoli di testa di Moulin Rouge, con le tende del palcoscenico che si aprono sulle didascalie di apertura, dall’altra richiama la Pixar, con le vedute di Parigi che però non riescono a reggere il confronto (secondo me c’è pure un pizzico dell’ultimo Scorsese e di molti personaggi Disney, oltre a certo cinema inglese). Sempre Pixar e il topo Remì sembrano essere il riferimento per la storia nel suo complesso. Alla fin fine un topo non è naturalmente fatto per cucinare, così come una pulce gigante non pare essere fatta per cantare e ballare, e quindi la morale di fondo parrebbe voler essere la medesima.

Resta però il problema che Remì aveva un talento proprio e innato per la cucina, mentre la pulce gigante (che si chiama Cuore Onesto, in francese) di talento naturale non ha proprio un bel nulla, in quanto sia la sua statura che la sua voce derivano da un pasticcio genetico. E per quanto la morale dell’accettare tutti, anche i mutanti, sia un concetto nobile, lo scarto tra le due storie resta notevole ed è difficile ignorarlo, anche perché manca in questo Mostro parigino tutta la questione legata all’evoluzione e alla maturazione dei personaggi che invece è uno dei temi centrali di Ratatuille. Tutto il lato amoroso della storia è poi francamente noiosetto e assai banalotto, oltre che mal trattato.

Tuttavia, se non ci mettiamo a paragonarlo con nessun’altro film e ci limitiamo a considerarlo per quello che è, ovvero un film per bambini, non possiamo lamentarci eccessivamente. Si guarda (non si ascolta, ma si fa vedere).

Discussion

One comment for “Anima² | Un mostro a Parigi
(Un monstre à Paris, Bibo Bergeron, 2011)”

  1. Ho appena scoperto che la doppiatrice italiana è Arisa. Ora sono definitivamente ancora più convinta della deportazione forzata con imbavagliatura e catene!

    Posted by Marnie | December 3, 2012, 1:58 pm

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