// you’re reading...


Featured

uno | Duemiladodici: il punto della rotta.
Prospettive sul mercato cinematografico italiano ed europeo

Il punto di partenza. Questo 2011 ha visto all’incirca 111 milioni di biglietti staccati nelle nostre sale, quasi 10 milioni in meno rispetto a quanto rilevato dalla SIAE nel 2010 (quindi una riduzione di quasi l’8%). Dove sono andati questi dieci milioni di spettatori potenziali? Il cinema è forse diventato troppo caro a causa di quel tanto discusso aumento di 1€ ? E questo nonostante l’Anem ci ricordi che il costo medio del biglietto sia sceso di ben 35 centesimi, passando dai 6,68 ai 6,53 €? O forse è tutta colpa delle produzioni 3D che hanno fatto lievitare il prezzo medio del biglietto, disincentivando le famiglie a trascorrere un pomeriggio al cinema? Perché nonostante tutte le precauzioni possibili, e nonostante l’aumento dei film stereoscopici dal biglietto maggiorato, nelle casse dell’esercizio sono arrivati solo 661.548.824 €, dato che – se confrontato con la stagione precedente – fa rilevare subito una decrescita del 10%. Ma soprattutto, di tutto l’incasso generato ben il 30% del gioco è stato fatto da una dozzina di film. Gli altri trecentocinquanta hanno generato il rimanente. Pochino, proprio perché nel 2011 sono mancati veri blockbusters come invece avvenne nel 2010. O meglio: i blockbusters da noi non hanno funzionato poi così bene.


Postcards from Italy. L’ottimismo è il profumo della vita, si dice, e qui in Italia, nonostante il calo del fatturato medio annuo, qualche segnale positivo viene proprio dall’interno del cinema de no’altri, quello che molti spettatori, critici e giornalisti continuano a dar per morto (e le esagerazioni sulla crisi del cinepanettone di cui si dirà in seguito sono un esempio lampante). Eppure a fine stagione, il cinema italiano si è guadagnato il 33% della quota di mercato con il 37% delle presenze (anche grazie alle coproduzioni, eh. Quindi sarebbe forse da prendere un bel bisturi e fare il controfiletto ai dati sventolati con orgoglio. Per lo meno verrebbe da riflettere su qualche scelta produttiva). In ogni modo, se il primo dato può significare che le majors hanno interesse a lavorare con il prodotto nazionale, il secondo riflette innegabilmente un gusto estetico del nostro pubblico, e il fatto che non abbia messo in corsivetto o virgolette la parola ‘estetico’ sta a significare che l’osservazione è tutto men che polemica o ironica. Non è che ci meritiamo Alberto Sordi: lo vogliamo proprio, lui o i suoi tardi epigoni. A riprova di questo sta il fatto che il film più visto nel 2011 – quindi il nostro campioncino da biglietto d’oro – sia Che bella giornata di Gennaro Nunziante, con 43,4 milioni realizzati al box office. Ad accompagnare il film nel trenino dell’amore dei primi dieci sono ben altre quattro produzioni italiane, Qualunquemente (15,8 milioni), Immaturi (15,1 milioni) e Femmine contro maschi (11,6 milioni).

Cosa hanno in comune questi film? Sono commedie, italiane, con comici provenienti dalla tv. Ma soprattutto, a posteriori, si sono rivelate delle macchine trita soldi: perché Checco Zalone le ha suonate a Harry Potter, con un fatturato addirittura doppio rispetto a quello del maghetto, che con i suoi 22 mlioni è comunque il miglior incasso straniero e il secondo sulla piazza nazionale. Ma Antonio Albanese è momentaneamente in vantaggio rispetto ai vampiri di Twilight Breaking Dawn pt.1 (15,7 milioni) e non molto distante da Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare (17 milioni di euro) che aveva dalla sua anche il fattore 3D.

Quello che traspare invece è che o’ presidente De Laurentis da un po’ non fa più il botto vero con il suo cinepanettone (quest’anno il film non è stato in testa nemmeno nei giorni clou delle festività: si è fermato a 13.000.000 €, con 5 milioni in meno rispetto all’anno prevedente, già critico di suo), e anzi non riesce nemmeno a salire sul podio, il cinema americano ha un calo di presenze e incassi del 10% rispetto a quanto registrato nel 2010 (siamo passati dal 60% al 48%), e l’Europa ha raggiunto il 50% delle quote in fatto di biglietti e incasso.

Postcards from Europe. La crisi del cinema americano sul mercato domestico è stata spesso ricondotta all’assenza di un fenomeno come Avatar. E(re)sia. Ricondurre la flessione esclusivamente all’assenza di un film traino però sarebbe riduttivo, e a dimostrarlo c’è il fatto che il cinema americano del 2011 fuori dalla madrepatria è cresciuto di un lodevole 7% rispetto al 2010, chiudendo la stagione con 13,6 miliardi di dollari rispetto ai 12,7 generati nel 2010. Quindi da qualche parte questi film americani sono andati pure bene, a differenza del mercato italiano dove alcuni titoli che avevano fatto intendere performance di buon livello si sono rivelati poi ben al di sotto delle aspettative. Confrontando per esempio lo stesso risultato de Pirati dei Caraibi, dei cui 17 milioni si diceva prima, l’incasso appare ridicolo in confronto a quello raggiunto in altri Stati come la Francia (oltre 37 milioni), UK (41,5 milioni), Germania (addirittura quasi 48 milioni) o uno stato molto affine all’Italia come la Spagna (21 milioni)*.

Ovviamente non si sta ignorando che l’Italia ha delle differenze ormai regolari nel numero di spettatori rispetto agli altri stati d’Europa, o che le differenze culturali che ci separano dagli stati anglofoni e germanofoni si riflettono anche sulla tipologia di mercato, ma anche con la Spagna vi è uno scarto incisivo, e stiamo parlando di due Paesi di cultura latina molto simili anche per scelte di consumo. La Spagna, per dire, quest’anno ha avuto il suo Che Bella Giornata con Il commissario Torrente 4, per esempio. E quanto dimostrato con Pirati dei Caraibi vale anche per altri film da noi davvero sottotono: L’alba del pianeta delle scimmie, in Italia, è stato un flop da 3,3 milioni se lo paragoniamo ai 23 milioni francesi, ai 24,5 inglesi o ai 14 milioni spagnoli. Tin Tin, che in Italia non ha raggiunto i quattro milioni (forse perché il fumetto in questione in Italia è davvero di nicchia), ne ha fatti 40 in Francia (e vabbè direte voi), ma anche quasi 19 in terra di Spagna. E così via per molti altri, anche per quelli come Una notte da leoni 2 che abbiamo definito successo in virtù dei suoi nove milioni, ma che in Gran Bretagna ne ha fatti ben quarantuno.

Ma quali sono i fattori che possono incidere in questo modo? Se per Tin Tin vale la scusa della differenza culturale e della permeabilità differente rispetto al fumetto, per gli altri esempi apportati – e per molti altri film – questo non persiste, dato che hanno lo stesso potenziale e la stessa attrattiva sui differenti mercati, e soprattutto a livello distributivo sono stati trattati allo stesso modo e usciti praticamente in contemporanea. E soprattutto, è questo fattore legato e – se si – in che modo alla crescita della quota del film italiano nelle nostre sale? A ben vedere anche in altri Paesi, quali la Francia, la quota dei film nazionali è alta (addirittura il 41,6% nel 2011). Da noi però la crescita del mercato interno non ha portato nuovi spettatori, e anzi ha definitivamente allontanato quello zoccolo duro abituato a un certo tipo di film americano. Per la crescita del mercato occorrono sia quote maggiori di prodotto italiano, sia (e soprattutto) più spettatori, quindi anche un forte mercato americano. Nella prossima tranche di questa analisi proveremo quindi a dare degli spunti di riflessione.

* Dati elaborati da Box Office a partire da quelli forniti da Boxoffice mojo.

Discussion

One comment for “uno | Duemiladodici: il punto della rotta.
Prospettive sul mercato cinematografico italiano ed europeo”

  1. Illuminante (e inaspettato, per certi versi). Intervengo solo per segnalare che i dati Anica del 19 aprile sembrano confermare quanto descritto qui.

    Posted by Folquet | April 23, 2012, 10:19 am

Post a comment