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Fest-o-rama

Venezia 71 | diario di bordo
(cosa abbiamo visto, e qualche nota di colore)

26/08/2014

La giornata inizia bene malgrado il tempo grigio. L’accreditamento scorre liscio come l’olio mentre le prime gocce di pioggia iniziano a bagnare i canali. L’umidità cresce e i Nostri (Marnie e Silent Bob) si preparano per andare alla serata di apertura della nuova sala Darsena, seguita dalla proiezione di Maciste Alpino musicato dal vivo da un quartetto jazz. È nei 10 minuti a piedi tra casa e sala che si svolge il dramma: Marnie perde l’accredito. Scivola a terra, il maledetto, deve aver fatto pure un minimo di rumore, ma nessuno si accorge per circa tre/quattro minuti della sua assenza. A nulla serve ripercorrere più e più volte quelle poche centinaia di metri fatti, oramai è troppo tardi. Dovrà fare la denuncia alla polizia e rifare l’accredito, ma mercoledì mattina per lei niente film d’apertura. Toccherà a Silent Bob esprimere la sua opinione su Inárritu. Comunque, la nuova sala Darsena è magnifica e Maciste Alpino pure…

27/08/2014

La giornata inizia con il film d’apertura – Birdman od (the Unespected virtue of Ignorance) – che Silent Bob va a vedere mentre Marnie recupera il nuovo accredito. All’uscita del film i due si incontrano e il silenzioso commenta dicendo: “bello, bello, bello”, con estro Mundiàl. Segue infatti la proiezione di Messi di Alex de la Iglesia. A Marnie del calcio frega poco, ma è sopratutto la parte fittizia del documentario a farle storcere il naso: de la Iglesia continua a confermarsi un regista che non le piace. Tuttavia non sarà il documentario calcistico a deludere maggiormente i nostri. Before I Disappear è infatti un filmaccio obbrobrioso. Quanto il corto era carino, paraculo e ben girato, quanto il lungo è un accumulo di elementi inutili che snaturano e distruggono quanto di buono c’era nel materiale narrativo di partenza. Chiude la prima giornata di proiezioni The Look of Silence di Joshua Oppenheimer, che riprende le situazioni di The Act of Killing ma le mostra dal punto di vista delle vittime. I Nostri apprezzano ma le voci qua per il Lido non ne parlano unanimamente, e il dibattito incalza.

28/08/2014

Iniziare la mattinata con una commedia è sempre piacevole specialmente se è ben fatta. La racon de la glorie (oltre a essere un gradevole omaggio a Chaplin) è stata una magnifica apertura per questa seconda giornata di Festival. L’iraniano Tales invece non convince, pare una serie di corti messi assieme, la tematica non è nuova (situazione contemporanea in Iran) e nemmeno la strategia narrativa. Insomma nulla di eccezionale. Più originale (circa) è invece Reality di Quentin Dupieux, tra sogno realtà, set televisivi e cinematografici. Un film divertente ma vuoto, oltre far a passare una piacevole ora e mezza non lascia altro. Vorrebbe lasciare molto ma purtroppo raccoglie molti fischi La vita oscena di Renato De Maria. Film imperfettissimo ma comunque lodevole nel panorama italiano contemporaneo (detta come va detta, se il regista fosse stato francese non lo avrebbero fischiato). Probabilmente non riuscirà a approdare nelle sale, e ci spiace per De Maria che (è evidente) ci ha messo il cuore in questo progetto. E se la giornata era iniziata bene, finisce ancora meglio con 99 Homes di Bahrani. Grande storia (sfratti, mutui, banche ecc in America), grandi attori, gran gran gran film. Baharani torna al Lido dopo due anni e si conferma un ottimo narratore della depressione americana.

29/08/2014

Marnie e Bob al mattino si separano. Lui va a vedere il film di Munzi, Anime Nere, lei She is funny that way di Bogdanovich. Lui resta incantato e afferma che di film del genere se ne dovrebbero fare più spesso in Italia, lei si diverte, ride, ma vede un film vecchio, stile anni ’30/’40 (o stile Woody Allen, come Niola osservava giustamente su twitter), comunque ottimo per il pubblico. Dopo pranzo i due si ritrovano per andare a vedere Heaven knows what (un Noi ragazzi dello zoo di Berlino versione NY) assai interessante malgrado un inizio tentennante e il film croato in Orizzonti, con tante belle idee ma non adeguatamente sviluppate. La giornata si chiude con The Humbling e la coppia Levinson/Pacino (buon film, grandi interpretazioni) e una cattivissima pizza.

30/08/2014

Marnie si innervosisce assai perché la linea 3G del suo Ipad decide di abbandonarla senza una ragione logica impedendole di interagire con i social nei giorni successivi. A peggiorare la mattinata ci si mette pure il primo film in concorso della giornata. 3 Coeurs di Benoit Jacquot è soporifero e mal costruito con una pessima Charlotte Gainsbourg e la storia più già vista e inutile del festival. Segue Manglehorn, il secondo film con Al Pacino al Lido si rivela esattamente quello che il nome di David Gordon Green faceva pronosticare: un grande attore, una piccola storia e una regia insoddisfacente (meglio comunque del pretenzioso Jacquot che lo precedeva). Le sorti della giornata si rianimano con “la moglie di Seidl” e la sua opera prima, Goodnight Mommy. Un horror psicologico che non fa paura ma più che altro inquieta e lo fa molto bene. Poi in fila per andare a vedere Senza nessuna pietà, altra opera prima (stavolta italiana, prodotta e interpretata da Favino, e diretta da Michele Alhaique), fila durante la quale Marnie riesce a intavolare una discussione con un vecchio spocchioso che difendeva il diritto di fischiare in sala e non riteneva che insultare il lavoro degli altri è irrispettoso e ignobile (sì ignobile). Lite a parte il film italiano si rivela troppo figlio di Romanzo Criminale ma comunque fatto bene. Questo sabato si chiude con un western franco algerino con Viggo Mortensen (Loin des hommes di David Oelhoffen), forse troppo lunghi i 110′ di durata ma comunque un’opera pregevole e interessante.

31/08/2014

Ai blocchi, pronti, via. Undici ore di proiezioni e due di attesa sotto un portico ad aspettare che spiovesse. Ore 8.45 The Cut di Fatih Akin, lungo, non riuscito. Manute (arrivato per due giorni al Lido) lo odia, Marnie è delusa ma non lo detesta, Bob è soddisfatto, Max (anche lui in giro per qualche giorno) pure. Ore 11.30 Hungry Hearts di Saverio Costanzo, Marnie è incazzata come una iena. Film immorale e maschilista. Manute apprezza così come Max. Marnie continua a essere incazzata per tutta la pausa pranzo e decreta definitivamente il suo odio per Costanzo. Ore 14.45 Belluscone. Una storia siciliana entusiasma tutti, ma proprio tutti. Bello e sconfortante per la realtà che descrive. I nostri sono contenti. Ore 17.15 Jakie e Ryan de “la figlia di Mann”, filmetto inutile, gente che quarda il panorama e musica folk. Ore 19.30 Olive Kitteridge, miniserie in 4 parti diretta da Lisa Cholodenko. Bella, bella, bella, ve ne parleremo più approfonditamente in seguito. Ore 11.30 dalla calma al vento al diluvio, temporale assurdo che costringe Silent Bob e Marnie a proteggersi sotto un portico per due ore prima di tentare il rientro a casa.

01/09/2014

Leopardi, Il giovane favoloso descritto da Martone, apre la mattinata del lunedì. Forse un filo televisivo (ma poi che vuol dire?) ma ottimamente scritto e interpretato. Un grande Elio Germano, come non si vedeva da tempo. Segue Tsili di Amos Gitai, magnifico, artistico, pesante. Pesante, lento, contemplativo. Da Amos Gitai non potevamo aspettarci nulla di diverso. Dopo pranzo Maratona Nynphomaniac Directors Cut volumi I e II. E non c’è nulla da dire tranne che la Gainsbourg ha i capezzoli più brutti mai visti.

02/09/2014

A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence, e i Nostri godono come non mai. Roy Anderson porta al Lido il primo vero film da festival in concorso. Dopo pranzo è il turno di Hong Sangsoo, Hill of Freedom, dura solo 66′ e grazie al cielo. Montaggio escluso resta ben poco di cui parlare e da apprezzare. Altro film spettacolare alle 19.30, Sivas, è una magnifica opera prima che parte come un film da Giffoni e finisce con le lotte dei cani (che fanno infervorare i soliti animalisti). Da oggi meno film, iniziano ad arrivare i registi dei cortometraggi e i nostri devono fare pubblic relations e fungere da ufficio ospitalità.

03/09/2014

Un francese e un cinese. Un film troppo lungo (cortometraggio mancato) e un film troppo lungo (sbilanciato nella prima parte). Un ottimo attore bambino e un’ottima attrice anziana. Una storia familiare e la rivoluzione culturale cinese. Le dernier coup de marteau e Red Amnesia. Un film comunque difficile da salvare e un mancato gran film. Un film che potete pure perdervi e un film che malgrado tutto vale la visione.

Marnie con Sidi Saleh, regista di Maryam, corto vincitore di Orizzonti Corti

Marnie con Sidi Saleh, regista di Maryam, corto vincitore di Orizzonti Corti

04/09/2014

Vaccate al mattino. La prima voluta, ma è la seconda quella più riuscita. Joe Dante si conferma ma è meno divertente del solito. Burying the Ex anche se ha dei lampi di genialità non convince del tutto. Pasolini malgrado una regia imbarazzante e interpretazioni obbrobriose riesce a strappare degli applausi che proprio non riusciamo a comprendere. Si capiscono invece quelli meritatissimi per The Postman’s White Nights. Oggi sono iniziati i programmi dei corti: Arta, In Overtime, Ferdinand Knapp, La Bambina, Dashu e Era Apocrypha sono i titoli del primo programma. La migliore selezione da anni. Nota di colore: allarme bomba nel palazzo del cinema costringe agli spettatori in sala grande a abbandonare la proiezione e i nostri a poggiare il bicchiere e scendere in strada. Alla fine era solo un “genio” che aveva lasciato uno zaino pieno di vestiti in un bagno.

05/09/2014

Oggi solo due proiezioni. L’ultimo film in concorso è Good Kill di Andrew Niccol. Classico, già visto ma godibile. Parla di droni e militari, molto americano. Ultima proiezione del festival è il secondo dei programmi dei corti: Mademoiselle, Daily Bread, Castllo y el Armado, Cams, Maryam, 3/105 e Lift You Up. Belli tutti tranne l’ultimo (diretto da Bahrani e fuori concorso), davvero inutile.

06/09/2014

Marnie torna a casa, Silent Bob va sul tappeto rosso. Sipario.

 

 

 

 

Discussion

One comment for “Venezia 71 | diario di bordo
(cosa abbiamo visto, e qualche nota di colore)”

  1. Letto tutto. Mi sono segnato un paio di titoli (99 Homes ci ha ‘folquet’ scritto in fronte, ci ha) e spero di riuscire a recuperare qualcosa nei prossimi mesi.

    La nota sui capezzoli della Gainsbourg è un tocco di classe, il va sans dire. Il Cattivo, son certo, approva.

    Posted by Folquet | September 9, 2014, 12:37 am

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