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Sushi | Film

Warriors of the Rainbow: Seediq Bale
(Saideke Balai, Wei Te-Sheng, 2011)

Se fosse stato un film maggiormente incentrato sugli aspetti antropologici, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se fosse stato un film più corto, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se fosse stato un film meno pacchiano, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se i personaggi non fossero stati delle macchiette fastidiose, forse, non sarebbe stato un brutto film. Purtroppo ci sono un po’ troppi se e ma in questa mia premessa.

Difatti questo Seediq Bale è proprio un gran brutto film. Nonostante la storia trattata sia ispirata a eventi realmente accaduti nella Taiwan di inizio novecento, il film non funziona e riesce a cascare nel ridicolo per quasi la sua intera durata. L’isola era stata ceduta dalla Cina ai giapponesi che sedano le rivolte dei cinesi dell’isola per prenderne stabilmente il dominio. Una trentina di anni dopo, sei tribù di Seediq Bale decidono di unirsi e lottare contro gli oppressori per riprendersi i loro “terreni di caccia”. Questo avvenimento non è assolutamente centrale nella storia dell’isola di Taiwan, anzi, la maggior parte dei suoi attuali abitanti, pare, non ne sia nemmeno a conoscenza. Nonostante questo il regista costruisce un film che fa della forza e della ostinazione di questi guerrieri – che per poter essere considerati  veri guerrieri devono staccare la testa a almeno un uomo -  un punto di orgoglio totale, trasformandone ogni singola azione e parola in qualcosa di estremamente eroico e di conseguenza eccessiva.

I personaggi sono completamente stereotipati, delle grosse macchiette profonde quanto una pozzanghera. La loro caratterizzazione è talmente tanto forte che, fatta esclusione del vecchio capo (che si riconosce perché è vecchio) e il bambino (che si riconosce in quanto bambino), si fa davvero tanta fatica pure a riconoscerli. Cosa che nelle molte scene di battaglia, certamente non aiuta, si configura un po’ di caos. Protagonista di questa vicenda è il capo Mona, con i suoi tatuaggi in faccia, che cerca di far mantenere la calma ai giovani del suo “clan”, ma che è stoico, ma talmente stoico che a Bogart altro che ‘na pippa: uno che si vede che non è propriamente un tipo tranquillo, e infatti quando si incazza fa molta paura a tutti. Li guarda male sparando le sue preziose perle di saggezza da grande vecchio. Sinceramente però il risultato fondamentalmente  tende al ridicolo, perché le caratterizzazioni sono davvero piatte e le interpretazioni imbarazzanti.

Non sono in grado di fare commenti sulla regia in quanto sono rimasta totalmente accecata dalla fotografia modellata da pessimi effetti al computer, dando l’impressione che le immagini siano state colorate da dei bambini delle elementari. I toni dei gialli e dei verdi sono talmente tanto sparati e accecanti da non essere tollerabili nemmeno per dieci minuti delle due ore e mezzo di durata totali del film. Che poi magari sto sbagliando totalmente a giudicare così questo film, magari in un ottica culturale orientale tutto questo è molto bello e molto giusto. Ma sinceramente, me ne dispiacerei per loro.

Discussion

2 comments for “Warriors of the Rainbow: Seediq Bale
(Saideke Balai, Wei Te-Sheng, 2011)”

  1. “che poi magari sto sbagliando totalmente a giudicare così questo film, magari in un ottica culturale orientale tutto questo è molto bello e molto giusto. ma sinceramente, me ne dispiacerei per loro”

    che dire … è nella lista academy … mi hai incuriosito .. e sai che io adoro i film brutti.

    Marnie ma non è che è spassoso e divertente come Detective Dee che non ti piacque, vero? mentrei io apprezzai assai?

    Posted by Nate | January 20, 2012, 1:35 pm
  2. No no è proprio brutto!

    Posted by Marnie | January 20, 2012, 2:08 pm

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